mercoledì, 26 ottobre 2005, ore 22:06

Palude di pensieri

Palude di pensieri,

ristagna il desiderio

tra il gracidar dei sensi.

Potessi farlo lo farei,

tesoro mio,

ma il cuore mi si intoppa

nel circolare dei ricordi.

 

Lo stagno si ribalta

e gli occhi si bagnano,

amore non amore

è quel che posso oggi.

La testa che mi gira

guardandomi le gambe,

la nausea che risale

lungo le tubature.

 

Nero è il fondo del pozzo,

di questo sono sicuro,

ancora raschio il barile

cercando l’avanzo del bene.

Stiletto o scimitarra,

la tigre od il cantante,

lo sparo o l’alabarda

nella testa e sulla strada.

 

Giochi di sfumature,

di occhi ancora negli occhi,

di respiri mancati,

d’amori non vissuti.

Apro le porte al sogno

prima che si svegli il bambino,

addormentati sul mio petto…

mio dolce peccato notturno.

 

 

 

26-10-05

Astrochip
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sabato, 22 ottobre 2005, ore 23:02

La Possibilità

Muto come un pesce

fisso il vetro minuscolo,

attendo la mia morte

da bravo soldato.

 

Due lettere o uno scarabocchio,

chiedo al dottore degli insulti,

due lettere o un cuore nuovo

da tramandare ai posteri.

 

Cagnolino mansueto

sarò o potrei essere,

ancora da decidere

la posta in gioco.

 

La gatta mi aspetta

dietro il muro di gomma,

l’agguato è pronto

e l’arma è carica.

 

Fucile di cartone e

sangue di ceramica,

son quello che mi resta

di una storia passata.

 

L’odissea finisce allo sparo dello starter,

la gola è secca e gli occhi umidi,

dammi ancora una possibilità

Strega dal sangue d’oro.

 

Regina dei disadattati

non avrai il mio scalpo,

chiedo un passaggio alle stelle

per cavalcare ancora il sogno

D.

23-10-05

Astrochip
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sabato, 22 ottobre 2005, ore 16:14

Momenti di ordinaria confusione

Una crepa sul muro
e il ragno mi sorride,
zampetta assai felice
sull’intonaco bianco.

Pretendo stracci e bende
per ricucir ferite
o quattro inchiostri neri
per ridipinger prose.

E l’occhio poi si sposta
guardando nel passato,
l’asfalto ancora asciutto,
né pioggia né farina.

Né gatti né barboni
poggiati al parapetto,
la strada va in salita,
la strada senza fine.

I monti ci circondano,
le foglie si seccano,
con quattro calci sputo
addosso al mio destino.

Un colpo di spugna
scontato sul passato,
e volo a incenerire
gli errori mai commessi.

Rilassati e distenditi
Signora amata vita,
aspettami che presto
ritornerò al sereno.


D.


22-10-05

Astrochip
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mercoledì, 19 ottobre 2005, ore 19:11

Stringimi

Ogni sospiro penso al tuo ricordo,

quelle catene che sono quei tuoi occhi,

legato voglio stare agli orizzonti

immagino tua bocca ed i suoi tocchi.

Regalami il sorriso dell'estate

quando il mio sogno si mischiava ai tuoi,

regalami il tuo viso nel mio sguardo,

ti donerò il mio mondo e quel che vuoi.

Ed amami con l'acqua delle rose

che caldo dona al cuore ed alla pelle,

e t'amerò ad intrecci rampicanti

che corron su pel muro fra le stelle.

Abbracciami con nuvole di cielo

che morbide mi portano al tuo sogno

ed io ti cingerò con onde e mare

col sale del peccato e il mio disegno.

E baciami con l'uva fra le viti

che l'ubriacar m'è dolce nel tuo vino,

ti donerò alambicchi delicati

per degustar liquori al biancospino.

Avvolgimi nel miele delle api

su letti di trifoglio e margherite,

ti stringerò nell'ombra dei cespugli

fra mie carezze e mie parole ardite.

E il buio coprirà le nostre mani

che insieme diventeran catene,

legati stretti, appassionati abbracci,

sei tutto quel che ho nelle mie vene.

D.

18-10-05

Astrochip
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mercoledì, 12 ottobre 2005, ore 21:04

L'inseguimento

La strada segue ancora l'orizzonte

e l'alba sale sola su nel cielo,

scorrono gli alberi scossi dal vento,

scorre quel verde arrossato d'autunno.

E perdi le tracce di quella bestia,

gli occhi arrossati dalla nera furia,

di nuovo corri trovando il coraggio

di riaffrontare quei denti splendenti.

Qualche minuto e respiri sul collo

dell'animale colpito e ferito,

alzi la mano impugnando quell'arma,

ed infierisci sul nero animale.

Con il fiatone ti fermi a guardare

l'essere enorme che ti fece paura,

guarda implorante dall'alto il gattino

chiedendoti almeno l'ultimo dono.

Un colpo netto e passa la sua vita,

chiede speranza ben oltre la morte,

tu posi l'ascia poi scappi lontano,

cuore codardo dell'ultima fuga.

 

Astrochip
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giovedì, 06 ottobre 2005, ore 21:37

Sulla spiaggia

 

Gli occhi della folla su di me

cercano apparente ingenuità

dentro questo cuore bastonato,

dentro questa mente arabescata.

Girano le idee dentro la testa,

girano emozioni nate presto,

scoppiano le arterie nella pelle

al pensiero e a lei che è assai lontana.

Rapidi nel blu quei punti neri

mare e cielo solcano i gabbiani,

mani in tasca, io sopra la sabbia,

cerco gli orizzonti ormai lontani.

Un sospiro traccia le memorie,

languide di giorni assaporati,

l'onde che la tramontana innalza,

paion furbe ridermi alle spalle.

Non mi singhiozzare luna diurna

che l'inverno arriva e passa presto,

nuove estati pronte alla partenza,

nuovi giorni e serenità avuta.

D.

03-10-05

Astrochip
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mercoledì, 05 ottobre 2005, ore 21:13

SUL MONTE

I vetri s'appannano ad ogni respiro,

il caldo dei baci affoga l'amore,

più stretti i due corpi si amano ancora,

e ancora le mani rincorrono il sogno.

Le gocce di pioggia tintinnano piano,

le gocce di lei che scorrono lente,

la voce rimbalza tra gli occhi ramati,

la voce d'un carro che romba lontano.

Le ore ed il pasto consumano svelti,

si mangiano labbra e poi pelle e poi amore,

ancora la vita cattura i due amanti

in grida e sussurri di fuori dal mondo.

Ancora la vita rincorre la strada,

che porta i due amanti lontano nel cielo,

che scorre veloce vicino a quel verde,

che passa lasciando le tracce d'amore.

 

03-10-05

Astrochip
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domenica, 02 ottobre 2005, ore 09:48

PAG

 

Quando arrivi con la nave e gli occhi si perdono in quello smeraldino mare,

quando alzi lo sguardo e le montagne alte e scure sembrano essere minacciose su di te,

quando le nuvole ferme che aspettano la bora ti fissano, gonfie di aria e di bellezza,

quando ti giri ancora sulla nave e t’aspetti il mare sconfinato e trovi una popolazione di isole verdeggianti e profumate.

 

 

 

E ad accoglierti non è la calma di quei popoli slavi e mediterranei, ma il caos di città che pascola tra le tradizioni dell’Italia antica e quelle orientali dei mussulmani.

E a un passo fuori dalla città ti ritrovi in strade che solcano verdi di ogni sfumatura, profumi che attraversano i vetri della macchina di rosmarino e salvia selvatici, e la terra che si avvicina all’isola che conosci da sempre si fa più brulla e chiara, sferzata dal vento, fino a quel piccolo stretto in cui un ponte di metallo divide il sogno dalla realtà.

 

 

 

Il bianco dei sassi, del calcare, si accompagna col blu infinito del mare, ti sporgi a cercare il fondo e gli stessi sassi si ripetono sotto la superficie. L’isola ti accoglie con quella ripetizione di golfi e di insenature. Abbracciato da quella mamma senza verde degli alberi ti ritrovi a cercare il gelo del mare anche in agosto, il sale che ti ricopre la pelle facendola bruciare al sole, gli occhi slavi che ti sorridono guardandoti inesperto incespicare camminando tra le pietre di quelle spiaggette.

 

 

 

E tutto a un tratto arriva il vento, quello dal nord, la Bora tagliente e feroce che spazza via tutto in un attimo, nuvole, gabbiani e nuovi amori, che scaccia la pioggia estiva e la nebbia invernale, che disegna i sassi a suo uso e misura.

 

 

 

Poi passa e la pace torna e con lei tornano i gabbiani nel cielo, le montagne sulla terraferma ricominciano quasi a sorriderti con quelle nuvole gonfie di colori chiari dietro di loro, ti siedi, dall’alto di una piccola collina e contempli la perfezione dei mille difetti di quell’isola meravigliosa.

02-10-05

Astrochip
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sabato, 01 ottobre 2005, ore 08:58

Viaggio nelle Marche

La macchina solcava il verde rapida e bollente, calpestava l’asfalto nero e rovente, la strada faceva da traccia nella campagna battuta dal sole e dal caldo.
Poca l’aria fresca attraverso i finestrini che muove arricciandoli i capelli dei due ragazzi, poche le parole tra loro nell’auto. Le montagne bianche di calcaree e verdi dei boschi confezionati su misura per la produzione della carta, ordinati e precisi, lasciavano il passo alle colline rotonde e morbide. In lontananza ogni tanto si scorgeva la costa dell’adriatico, liscia e finta e di plastica con il mare smeraldo e la spiaggia d’oro.
Le vigne pregne di vino e di insetti, il granturco mosso dal pochissimo vento e annacquato dalle pompe artificiali, i girasoli, ormai appassiti, che col loro giallo e bronzo sembravano dare già spazio all’autunno frettoloso. L’ordine, mai approssimativo, delle strade e dei prati coltivati sembrava colmare di pace e rilassatezza gli occhi malinconici dei due ragazzi, avrebbero voluto immergerli, sembrava, nella pulizia mentale di quella terra accaldata dall’agosto imminente.
Attraversavano le piccole frazioni, mentre il lettore dell’auto faceva cantare il buon vecchio Vasco, che ripeteva ad una ragazza di dormire e di sogni che crollano e che nascono insieme al sole.
E i sogni crollavano tra i due ragazzi, mentre il mare e lo iodio e i gabbiani noiosi si facevano vicini. La discussione pacata iniziava ad esser aspra e poi il silenzio di nuovo coprì la coppia insieme a nuvole passeggere e bianche, leggere e timide e indisponenti.
Gli occhi chiari della ragazza diventarono rossi e una lacrima attraversò il viso solitaria, cominciarono a fissare il panorama mentre lui continuava a guidare come se nulla stesse accadendo.
Arrivò il lungomare e la folla della gente della domenica mattina. Il parcheggio e il biglietto per posteggiare, le borse, l’ombrellone e la rabbia ancora repressa nello stomaco del ragazzo. Per un attimo lei fissò il mare e si mise a sedere sul muretto a ridosso della spiaggia artificiosa, un sospiro e gli occhi chiari guardarono ancora, per un solo attimo quelli neri di lui, innamorati…

“Credo di essere incinta…”

Le parole rimasero sospese nell’aria per minuti… forse ore. La coppia piazzava l’ombrellone mentre fissava il futuro attraverso l’orizzonte del mare… i punti interrogativi si susseguivano cattivi e indisponenti nelle loro teste fino al tramonto quando lui riprese la macchina e decise di ritornare verso casa. Ormai avevano deciso… non si sarebbero sposati, non si amavano quindi era inutile… ma il bambino sarebbe nato e cresciuto comunque, senza vedere l’affetto tra i genitori ma pieno dell’amore che gli avrebbero donato.

D.

1-8-05

Astrochip
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categoria : racconto