sabato, 21 gennaio 2006, ore 23:26

Come Colla tra le Dita

A ogni parola,

a ogni emozione.

A ogni frase detta e non detta,

a ogni sguardo rumore o suono,

sento il dolore che ritorna in fitte acute.

Ogni cosa mi riporta al passato,

ogni voce che mi richiama al futuro,

ogni volta che non sento più il terreno

e la testa gira come fa ormai da anni.

 

Dammi una definizione,

una sillaba, una semplice ragione

per andare avanti,

e lo so che la vita è bella

e ogni minuto va vissuto,

ma ogni minuto fa male,

sempre di più,

di più…

 

Come colla fra le di dita

non riesco a muovere i pensieri,

vado avanti e non mi muovo,

vado avanti e torno indietro,

cercando la mano di qualcuno che non arriva,

cercando e scappando insieme.

 

Datemi una direzione,

una strada,

una pozzanghera da percorrere…

 

sono perso nel buio,

e ho paura.

 

 

21-01-2006

Astrochip
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categoria : poesia

martedì, 10 gennaio 2006, ore 18:33

In Ospedale

L’auto attraversa le strade tortuose ed il freddo autunnale che hanno le aurore, in ottobre, da quelle parti.

Ogni tanto ti giri a guardarla, e nonostante tu faccia una gran fatica sorridi. E il sorriso appare finto e pallido, esattamente come il sole gelato che si sta alzando questo lunedì.

Quattro ore di macchina per fare una cosa che ufficialmente è possibile in tutta Italia. “Ma da Perugia in su è meglio….” ha detto il dottore.

Quattro ore d’automobile che non passano mai.

Finalmente ti si para davanti la piccola cittadina, medievale e turistica. Infine l’ospedale, grigio e lurido, modernità e cemento e vetri appannati dal grasso del tempo.

Scendete dall’auto. Qualche battuta, qualche sorriso e dopo corridoi caustici trovate il reparto.

Appena accennate a qualche infermiera il perché siete li, intorno non avete che sguardi freddi e poco interesse e scortesia. E pochissime indicazioni.

Attesa.

Sfogli il primo giornale che ti capita a tiro e ti siedi. Lei rimane in piedi. E’ nervosa… ed è normale che lo sia. La guardi e ne eviti gli occhi.

Attesa.

Due ore sulla stessa riga: “Ieri la Juve ha strapazzato…” alzi gli occhi all’arrivo dell’infermiera. Non è per voi. Di nuovo lo sguardo tremante sul giornale. Il groppo alla gola che cresce.  “Ieri la Juve ha….”

Le stringi la mano e ti guarda con gli occhi pieni di paura. Vorresti portarla via. Vorresti tornare indietro. Indietro nello spazio. E nel tempo. A casa. Qualche mese prima.

Vorresti qualche parola di conforto. Da chiunque.

“Ieri sera la Juve ha str…”

 

Finalmente arriva l’infermiera. La saluti. Entrano entrambe in uno scuro corridoio e di nuovo il giornale, e di nuovo l’attesa. Ti risiedi. Le nove. “Ieri sera…” “Ieri sera….” “Ieri….”

 

Le nove e cinque.

 

“Ieri…” nove e dieci…

 

Gli occhi di tutti su di te. Li senti. Magari non è vero ma tu li senti. Ti fanno del male. Gli sguardi rigano sulla tua pelle come la punta della forchetta può strisciare urlante su un piatto. Vorresti urlare a tutti che è qualcos’altro. Che non è come pensano loro. Che magari ci sono mille casi diversi. E quello lo è.

 

Attesa.

 

La Juve oggi ha strapazz…”

 

Le nove e trenta.

 

Attesa.

 

Il rumore delle auto. Le urla dei bambini…. I bambini. Le mamme che vanno a fare l’ecografia con i loro pancioni ingombranti. Mille pensieri ti affollano la mente e nessuno è reale. Perché aspetti. E aspetti…

 

Finalmente dopo l’interminabile mattina la vedi arrivare. E lei, ma non è lei. Piange, in carrozzina. Cerchi di abbracciarla. E’ lei, ma non è lei. Non lo sarà mai più. Si divincola dall’abbraccio. Ti guarda per un attimo e ti dice quel che hanno fatto. Piange e tu con lei vorresti. Ma non ce la fai. Non puoi. Devi fare quello forte ti dici.

Ti accompagnano in una stanza del reparto. Per controllarla un’oretta… due?

Siete insieme a una neo mamma. Con un neo papà. Sorridi. Di cortesia. Li odi. Odi il mondo.

Lei è sul letto e tu le siedi accanto. Le stringi la mano e parli di cazzate. Qualsiasi cosa che non sia quello. Oddio no. Tutto ma non quello.

 

Finalmente vi fanno andare e con il cuore calpestato da una carica d’elefanti e gli occhi gonfi come se non avessi dormito da tre giorni esci da quel posto e da quella cittadina. Torni a casa. E non sarà più casa tua. E non sarai più lo stesso.

 

Nei mesi e gli anni seguenti sorriderai a famiglie con bambini che potevano essere e non sono mai stati... piangi dentro. Ancora. Tutte le lacrime del mondo.

 

 

09-01-06

D.

Per la libera scelta alle donne

Astrochip
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categoria : racconto

lunedì, 09 gennaio 2006, ore 20:16

davidpiccolo

Astrochip
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categoria : disegno