mercoledì, 21 giugno 2006, ore 21:14

Racconti di Colori

La depressione non è una cosa da poco. Arriva improvvisa. Come il vento. Basta una parola, una frase, o qualche volta un’occhiataccia e ti copre grigia e pesante, un velo che avvolge gli occhi, un telo che copre il cuore. Come la fuliggine da un camino, densa, si spande sulle tegole rosse e vivaci trasformandole in grigie spettatrici del cielo.

Non è lenta come la malinconia. Perché la malinconia ti prende a poco a poco e arriva come arriva l’autunno. E piano ti invade dentro come il sole lentamente dal giallo acceso diventa di un giallo sbiadito, lasciandoti là ad osservare le nuvole che lo coprono e che inutilmente vorresti cacciar via.
Perché il giallo quando è brillante come i limoni delle terre siciliane, è dolore, è dramma e urla all’eccesso. E’ quel coltello che si infila nella pelle e brucia improvviso. E’ lei che ti dice che non la vedrai mai più. E’ giallo come la porta che si chiude per non riaprirsi più.
E se vedi l’arancio, quello caldo, quello dei pennarelli, quello delle magliette scollate che portano certe ragazze in primavera… allora vedi gioco. Il gioco di bambini, vedi l’amore incondizionato e sincero fra due adolescenti, è l’arancio del sapone e di panni stesi, di campane e domeniche dai nonni.
E il rosso è rosso da prime sbornie, da primi amici, quelli che lo sei tutta la vita anche se non ti vedi mai. Anche se non ti vedi più. Il rosso di gomiti sbucciati e campi di pallone, il rosso del vuoto che senti dentro quando perdi qualcuno, odio senza nessuno su cui sfogarlo.
Prima che le sfumature di azzurro e di verde, di indaco e smeraldo avvolgano la tua, la nostra vita tra consorti e figli e capoufficio in doppiopetto, bianca dovrebbe arrivare la dolcezza. Silenziosa a coprire il tuo arcobaleno di futuri. A coprire te e i tuoi pennelli che spesso non sai usare, che spesso ti dicono come muovere. “Evita i colori forti” ti dicono, “che non sta bene!”.
E allora che questo bianco copra tutto. E socchiudi gli occhi e sospiri, la voglia d’amare ancora una volta rimane intrappolata dentro di te.

 

 

 

Astrochip
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categoria : racconto

domenica, 11 giugno 2006, ore 20:19

Piccolo Incidente

Sei lì, davanti al computer ridendo e scherzando in msn con un paio di amici, sei collegato anche al tuo gdr on line preferito, e se non bastasse ti messaggi da tutta la sera con una ragazza che non vedi da una settimana. Sei stato fuori con la tua compagna, bancarelle, quattro chiacchiere con conoscenti varie, una pizzetta ma l’unica cosa che ti ronzava per la testa erano quegli sms che lei continuava a scriverti e a cui tu tentavi di rispondere con una parola ogni quindici minuti.
Ti ronza in testa l’idea che devi dirglielo, che è inutile continuare una storia al tramonto, non sai come ma devi farlo, stai già cercando casa per conto tuo, l’hai già detto al tuo migliore amico, che altro puoi fare? Niente. Si aspetta.
Così aspettando aspettando, quella sera sulla scrivania lasci il cellulare con tutti i messaggi scambiati con quella donna che da così lontano riusciva sempre a farti sorridere e a riaprire il lucchetto del tuo cuore. Sei stanco. Troppi sorrisi o troppo camminare. Sei sereno, qualcuno ti ama. Vai a letto con il sorriso per addormentarti, salutando tua moglie che invece rimane a guardare la televisione ancora un po’.
Quegli ultimi giorni il cellulare lo nascondevi, lo spegnevi, ne cancellavi i messaggi, ma quella sera era lì bello luccicante e acceso sulla scrivania. Non passerà neanche mezzora e sentirai la voce della tua compagna che con tutta la calma del mondo ti dice “David… David… Fai le valige ora e vattene da questa casa.”
E’ stato un incidente? Non lo sai. Non credo lo saprai mai. Certo è che quella cosa ti ha cambiato la vita, per sempre.

Astrochip
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categoria : racconto