lunedì, 28 agosto 2006, ore 21:30

Ecco la notte
ed ecco il tuo sogno, anima mia.
E il sogno porta fiamme sotto il letto
e salgono le fiamme nei pensieri.

Ti spegni poi quel fuoco con le dita
e sudi e sogni e il desiderio cresce
colmando quella rosa solitudine,
colmando la tua sete,
svuotando i tuoi ricordi.

Calma il respiro,
rallenta le dita,
finché tra madide lenzuola
placata
riprendi il sonno
.

7-8-06

Astrochip
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categoria : poesia

giovedì, 17 agosto 2006, ore 08:59

IL BALLO

Occhi di miele e sorriso al veleno,

acerba malizia di mezza mattina,
mi strappi la pelle e un pezzo di cuore
in due giorni e poco sangue di vita.

L’uomo e la bambina si scambiano i ruoli
in una danza nell’asfalto di Roma,

fino all’ultimo pezzo di cielo,
fino all’ultimo ramo del sogno…

 

…fino a che non raccatti la pelle,
brindando al primo e all’ultimo amore,
pescando nei ricordi quelli più brutti
da affogare e lavare nell’acqua del fiume.

 

David

 

Astrochip
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categoria : poesia

giovedì, 10 agosto 2006, ore 18:42

Aspettando sabato

Sandra sorrideva per strada come se tutto il mondo corresse in braccio a lei.
Ogni persona che incrociava il suo sguardo riceveva in cambio la gioia luminosa del viso di Sandra. La gonna larga e bianca, la maglietta aderente che le disegnava un seno perfetto e i capelli neri intrecciati in una coda che ad ogni passo sbatacchiava sulla schiena.
Camminava veloce Sandra sul Corso della città. Le undici di mattina di un sabato estivo qualunque e le grida dei bambini in un giardinetto lì vicino che si intrecciavano ai suoi pensieri. Tre ore e lui sarebbe arrivato. Alle quattordici e due minuti, sul binario vattela pesca si fermerà l’Eurostar che l’avrebbe portato da lei.

Rallentò il passo Sandra per gustarsi una vetrina di torte e cioccolate, e paste e dolci canditi che ti venivano i brufoli a guardarla. E mentre era quello che le frullava nella testa tre ragazzi di colore, quindici anni e scarpe da ginnastica che strusciavano sul marciapiede, più grandi di valigie da viaggio la incrociarono mentre rincorrevano tre loro compagne di classe. Rosse per il sole estivo e per la corsa, i top che lasciano scoperta la vita un po’ cicciotella e appetitosa per i tre maschi, le infradito che ciabattano rapide sul grigio dell’asfalto.

Non ci fece caso Sandra e passò oltre. Passò oltre un’altra vetrina di abiti di marca, dove i prezzi erano più lunghi delle minigonne messe in vendita. Passò oltre odorando una profumeria e, fermandosi, immaginando quale potrebbe essere stato il profumo di lui.
Passò oltre un odore di caffè che intenso, mandava l’antico bar del Corso. “Dal 1896” diceva una scritta lì fuori e Sandra ancora col sorriso stampato sul viso chiuse gli occhi e immaginò.
Immaginò dei signori in giacca e bombetta, con lunghi baffi e bastoni, parlare ai tavolini fuori dal caffè di cinematografo e futurismo. Immaginò davanti a quegli uomini le donne vestite di pizzi e orli, con cappellini alla moda dell’epoca e ombrellini cinguettare e spettegolare lungo la via con nonne e nursery al seguito.
Tutto questo sognava Sandra, e anche di più.
Sognava della sera che sarebbe arrivata, lui e lei seduti in veranda a bere vino, a ridere e scherzare fino a che, come per incanto, si sarebbero ritrovati a far l’amore. Come la prima volta. Come l’ultima volta in effetti. Quando si conobbero qualche settimana prima e con la complicità di entrambi, salirono a casa di Sandra per un’ultima bevuta. Un mese era passato e finalmente lui sarebbe tornato. Quell’uomo dal sorriso divertente e lo sguardo sicuro.
Le aveva scritto il giorno prima un Sms “Anche solo due ore di te valgono le mie quattro ore di viaggio”.
Era tanto che non si sentiva così Sandra. Attraversava il Corso con gli occhi più luminosi che mai. Amore? E chi lo sa. Troppo presto per dirlo ma era così bello sognarlo.
Alla fine Sandra scelse un negozio di fiori, indicò alla commessa quattro grandi tulipani blu e scrisse su un bigliettino “Uno per ogni ora di viaggio che hai speso per me”. Tirò fuori dalla borsetta il portafoglio guardando ancora tutti quei fiori e quell’ambiente semibuio come se non avesse mai visto un fioraio.
Bi-bip.
Il cellulare aveva un messaggio. Sorride alla commessa scusandosi e lesse.
“Scusa ma è il compleanno di mia suocera oggi. L’ho dimenticato. Devo stare in famiglia.”
Guardò la commessa e con la voce tremante “No, scusi, vorrei quella pianta.” Indicando una petunia bianca e viola. La commessa chiese se Sandra stesse poco bene e lei neanche rispose. Prese la pianta e pagò per uscire al sole di luglio.
Con delle righe di lacrime che graffiavano le guance Sandra affrontò un altro fine settimana sospesa in quel sogno strano che lei chiamava amore.

 

David

 

Astrochip
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categoria : racconto