Prima di un viaggio
Raccolgo la mia anima e due stracci,
un cioccolato e poi la mia speranza,
mi guardo, mi preparo e poi riparto,
ancora tra la nebbia e il fitto mare.
Tra fiumi e strade dritte di pianura,
di nuovo ti raggiungo e allargo il cuore,
son pronto ancora e ancora ad abbracciarti
e a farmi vezzeggiare dai tuoi occhi.
Porto con me lo spirito ribelle
e la mia voglia assurda di tenerti
tra le mie braccia fino a rapirti,
portarti nel mio regno di colline.
Prima che il sogno invada il desiderio
ancora ti raggiungo e poche ore,
saranno l’illusione del mio averti,
come se questa volta sia per sempre.
D.
29 - 10 -06
Visioni di Profumi Molesti
Sono dieci minuti che Sandra è davanti la porta. La mano sulla maniglia e l’altra che si tiene il polso, su quel polso c’è un braccialetto appena regalato da lui. Lo gira e lo rigira mentre guarda la stanza d’albergo da dove sta per uscire. Chiude gli occhi e annusa l’aria, un’ultima volta, un’altra ancora.
Quell’aria intrisa di fumo e di lui, di quella sua crema per il corpo e il dopobarba che le piace tanto. Quell’aria che fino a pochi minuti prima ha accolto i suoi respiri, i suoi gemiti e le sue risa. Le loro risa.
E abbracci e giochi e carezze sotto le coperte calde. Fuori dalla finestra, aperta per far cambiare aria, piove. Sorride Sandra mentre vede cadere la pioggia. Non vede l’ora che siano già passate di nuovo tre ore e ancora lo vedrà. Si è fatta promettere che si sarebbero rivisti dopo pranzo. Facendo finta che sia per caso. Magari accompagnato da un amico, ma l’avrebbe rivisto. In città. Sotto la pioggia, sotto un portico, sotto le emozioni che la tempestano ogni volta che lo vede.
Chiude la stanza Sandra dopo aver catturato tutto il profumo di lui che poteva, poi scende ed esce dall’albergo. Raggiunge l’auto e l’odore del sudore di lui è subito sostituito da quello della pioggia. Delle foglie marroni gettate a terra dal vento e dall’acqua. Di funghi e muschio. Porta le mani al viso e cerca di nuovo l’odore di lui. Inspira forte ma capisce che già si sta perdendo. Gli occhi si inumidiscono, ma sorride pensando che quel giorno l’ha avuto tutto per lei.
Gli ha sussurrato parole d’amore e lui si è messo a ridere. “Non dire che mi ami. Sai che non è vero.”
Sandra sa bene che non se lo può permettere d’amarlo ma quella è la verità. Forte, decisa e presente. E’ amore. Ma lui è di un’altra per tutta la settimana. Tranne i pochi weekend che lui le concede.
Si avvia verso il centro. I tergicristalli sbattono l’acqua ai lati del vetro, allo stesso modo agita i lunghi capelli neri Sandra per scrollare dalla testa quelle strane idee e l’acqua presa nel corto tragitto tra l’albergo e l’auto, un po’ piange e un po’ ride Sandra. Forse perché ogni volta ha paura che sia l’ultima volta che lo vede. Perché magari si stufa di lei. O perché l’altra, che poi è la moglie, si possa accorgere della loro relazione. Ma è stato così bello oggi, che non ci vuole pensare. Non oggi.
Dopo qualche giro solitario a piedi, a rimirare la bellezza della città antica sotto il temporale autunnale, arriva il solito messaggio rapido, secco e triste: “Mi spiace. Non posso. Buon viaggio.”
Il cuore gonfio d’amore si stringe mentre legge il messaggio. Una fitta alla pancia. E con lo sguardo abbassato a terra, stavolta, e la testa alle prossime ore future con lui si avvia, Sandra, tra le nuvole e i chilometri a sognarlo solo suo, quel profumo.
D.
22-10-06
Una Storia
Furono giorni intensi quelli tra Gianni e Giuditta. Giorni segnati da emozioni forti e baci, e carezze dolci e parole sussurrate. Come si usa tra due ragazzi che si conoscono. Come si usa tra due ragazzi che si amano.
Come si usa tra due persone con una forte differenza di età, invece, iniziarono i problemi. Parole e parole li circondarono. Da amici e da qualche nemico. Dai genitori e dai parenti. E anche quei due ragazzi iniziarono a pensare le cose che avrebbe potuto dire qualcuno e che qualcuno, comunque, non disse mai.
La loro relazione nata e morta con le prime foglie d’autunno venne alla luce in una strana serata, torrida e confusionaria. Qualche bicchiere di troppo e lei non si trattenne. Ridevano i due ragazzi di quella cosa, ma chi stava intorno non capiva o non voleva capire.
Poi una parola di troppo e i due si separarono quella sera. Si rividero e ancora si amarono, ma il fuoco durò solo poche settimane. Settimane di pinete e sole. Di temporali e respiri lenti.
Poi Gianni si allontanò per lavoro e Giuditta con le lacrime agli occhi gli telefonò chiedendo di finirla quella storia bella. Bella ma strana e impossibile come tutte quelle storie là.
Passarono i giorni e qualcuno incontrò qualcun altro. Amici di amici, ex di ex, e la storia venne fuori.
”Lo sai che l’altra sera Gianni è uscito con noi? C’era una ragazzina al tavolo. Avrà avuto 20 anni meno di lui, e quello c’ha provato? Lei anche se era ubriaca non c’è stata e lui se ne è annato tutto incacchiato?”
”Davvero? Io c’ero uscita la sera prima… me so’ rotta le palle a parlare di cavolate, ma mi sa che ce voleva anche provare.”
”Lo sai Giuditta che Gianni la sera prima di quando siamo usciti, è uscito con
Il resto venne fuori da se. Le paranoie in testa di Giuditta, i pianti e le spiegazioni che non bastarono. In una sera si spezzò non solo la storia ma anche il ricordo di essa. Per gli amici. Per gli amici degli amici…
Ai due comunque rimasero gli odori, i sapori di quei baci e di quella fine d’estate, in una città magica dove tutto ha un sapore diverso. Anche le bugie…
D.
15 - 10 - 06
Piazza delle Erbe
Tutte le città, o quasi, hanno una Piazza delle Erbe.
In tutte le città, o quasi, in quella piazza c’è un bar con dei tavolini fuori.
Sandra è lì. Seduta ad uno di quei tavolini, con un sorriso incosciente sul viso e i capelli mossi dalle emozioni. Il vento leggero intanto soffia in una delle ultime domeniche di pieno sole che le regalerà l’autunno.
Sandra è in città dalla mattina. Una città che non è la sua ma le appartiene ugualmente perchè c`è lui e con lui l’intera mattinata appena trascorsa ha passato. Gioca pigramente con il bicchiere la mano destra mentre morbida la sinistra è poggiata sul ginocchio. Sandra si guarda le unghie e poi da un’occhiata in giro.
Quelle unghie che sono state fino a pochi minuti prima sulla pelle del suo uomo. Il suo uomo.
In questa domenica mattina le campane, pare a Sandra, suonano più forte che mai. E` una mattina serena e le famiglie passeggiano allegre e rumorose per la piazza e le viuzze, cariche di storia, della cittadina. Carrozzine spinte da nonni orgogliosi, biciclette e fidanzatini mano nella mano, signore attempate impeccabili nei loro abiti della messa colorano gli occhi di Sandra che bevendo a piccolissimi sorsi il suo americano si gusta quel via vai di gente.
E’ felice Sandra, ha preso coraggio ed è andata da lui. Lui, che aveva la mattinata libera e che per poche ore era senza moglie.
Ed è lì ora a gustarsi il sole di mezzogiorno e quel cocktail, e i ricordi di ore passate rapide come una nuvola d’autunno. Quante cose avrebbe voluto ancora dirgli, quante avrebbe voluto fare. Ci saranno altri sabati, altre domeniche da regalarsi. Forse.
I profumi dei pranzi approntati o da approntare invadono la piazza. I colombi, immancabili, volano tra le tende dei bar e le persiane di alcune case rimangono socchiuse celando nei sogni di Sandra,segreti di famiglie felici.
Poi eccolo. E’ diverso. E’ vestito in modo diverso ma è sempre lui. E’ con qualcun altro ma sempre lui. Affascinante e sensuale come piace a Sandra. Anche se è mano nella mano con il figlio. Al piccolo sta parlando e Sandra da lontano lo osserva cercando di capire cosa stia dicendo. Lui e il bambino. Il cuore di Sandra si ferma. Vorrebbe andare lì e stringerlo a se ma non può. E’ stata ad aspettare in quella piazza con la speranza di vederlo, di rivederlo e ora non sa che fare. La mano stringe con forza il bicchiere mezzo pieno, il cuore si ferma e gli sguardi si incrociano. Lui sorride. Lei anche.
E vola via. Dietro l’angolo. Sandra si guarda intorno e non sa che fare. Lo segue? Non ne ha il coraggio.
Sorride al sole e all’americano, brindando alla propria salute. Poi sparirà dalla piazza e dalla cittadina aspettando altre domeniche.