lunedì, 27 novembre 2006, ore 21:50

La dolce ferita

Stanotte ho una ferita,
brilla sotto la pelle quel mio taglio,
respiro che mi manca fino in gola,
lo zucchero che voglio sulla lingua.

Mi manca la ferita,
d’amor sempre più puro e gocciolante
di latte in cui inzuppare le mie dita,
del viso di chi amo veramente.

Apri di più la pelle,
squarciami il cuore, è tuo e tuo son io,
ti dono quel che posso ed il coraggio,
e sfilo via dal petto il timor d’amare.

25 - 11 - 06

Astrochip
Permalink ¦ commenti (1)¦ commenti (1)(popup)
categoria : poesia

venerdì, 17 novembre 2006, ore 12:55

IL DIAVOLO

Il diavolo
scontato come sempre
si presenta di notte
nei miei sogni,
si maschera

da grigia solitudine
poggiato su un cuscino vuoto.

Il diavolo
ritorna nel mio cuore
sottoforma del mio egoismo,
sorride dietro lacrime

e singhiozzi
trasformandoli in nuvole

e tramonti.

E’ il diavolo
che mi fa mancare
l’attimo di coraggio
prima del respiro,
e finge,
in un verso di canzone
di volermi ancora bene.

C’è traccia di diavolo

sotto le mie unghie,
e nei graffi

dei cuori che ho spezzato,
c’è traccia del diavolo

nel riflesso dei tuoi occhi
quando ti amo
e mi sorridi
triste.

 

 

15 - 11 - 06

Astrochip
Permalink ¦ commenti (2)¦ commenti (2)(popup)
categoria :

sabato, 04 novembre 2006, ore 16:47

SMS (La Storia di Sandra IV puntata)

 

 

E’ fine ottobre, e Sandra sta grattando via la felicità da una mattina nebbiosa. Gli occhi sono in quelli di lui, e le carezze sono solo per lei quella mattina. Si parlano e si sussurrano, si amano e si sfiorano l’anima. Si raccontano dei giorni passati l’uno senza l’altra e di quelli che verranno, di quando saranno insieme. Di quando lui si trasferirà, lascerà la moglie, il figlio e si arrampicherà sul loro sentiero impervio. Si mischiano i respiri e le emozioni quella mattina di fine ottobre fino a che lui non deve andare via. Ancora un bacio. Un altro. Un altro ancora e poi via verso la solita realtà.

Sandra rimane sola con la foschia e una promessa. Quella di rivedersi il pomeriggio. Magari per andare in qualche posto a far una passeggiata. Di nascosto s’intende.
Mangia da sola Sandra. Fa un giro da sola, ama quella città che sa d’antico e di campagna, di palude e di fabbrica allo stesso tempo. Fa un giro in un museo e ogni tanto tra un quadro e l’altro si attacca alla finestra per vedere se il cellulare ha poco campo. Aspetta un messaggio. Uno squillo. Un cenno.
Si fa tardi e presto si fa buio. Amaramente torna in albergo Sandra. Si cambia e si pettina i lunghi capelli neri. Si sdraia sul letto e si perde nella lettura di un libro che racconta di giovani amanti e di traballanti futuri. Poi il cellulare finalmente squilla.
Scusa ma ho dei casini. Però stasera le dico che dopocena vado da Marco. Ci vediamo al solito posto. Mi dispiace tanto.” “Si ok. Ok. Ok. Ciao.” “Mi dispiace davvero
La voce di lui era davvero dispiaciuta. I pensieri di Sandra di nuovo si confondono. La ama? La prende in giro? La usa?
Scrolla le spalle e esce nel buio della città, nella luce delle vetrine, prende un aperitivo, ne prende un altro guardandosi in giro, in una città non sua osserva la gente che sembra tutta uguale in tutte le città.
Guarda l’ora. E aspetta.

Aspetta.

La gente inizia a rientrare in casa. Lei, un po’ assonnata e un po’ ubriaca si alza dal tavolino e va in albergo. Di nuovo per non pensare si tuffa in quel libro. Lo divora quasi e come una bambina si immedesima nella protagonista. Poi il sonno la copre fin quando la sveglia non l’avvertirà che di nuovo è giorno e di nuovo lui sarà lì.

Rimane col fiato sospeso durante la doccia, la colazione. E’ come se il respiro non le venisse su. E’ come se rimanesse in stand – by. Poi di nuovo lo squillo. “
Sono io… son appena partito.” “Ah.. quindi tra quand…?” “Scemotta son qui. Apri la porta”.
E a Sandra le si allarga il cuore. Si riempie di nuove speranze e il sole che inonda la mattinata inonda anche lei ora. Il respiro torna a farla vivere, il cuore torna a battere. E l’abbraccia. E lo bacia. Come fosse la prima volta. Come fosse l’ultima.
E di nuovo passano le ore del mattino a promettersi cose presenti e future. A parlare di film e di musica mentre il sole pian piano si sposta verso il centro del cielo. Poi di nuovo un bacio e di nuovo un arrivederci. Ma stavolta è alla prossima volta.
Si salutano e si inumidiscono gli occhi di Sandra. Gli sorride. Ne cerca le emozioni negli occhi e poi di nuovo lo saluta “
Fai il bravo eh?

 

Sandra ora è sul treno. I capelli tenuti in alto da un fermaglio. Scrive sul diario e si ferma ogni minuto a guardare il panorama che attraversa il finestrino. Sorride a ogni minimo ricordo di quei due giorni. Di quelle due mattinate. Poi si perde a guardare una strada bianca che corre a fianco della ferrovia. E la sua mente vola come spesso fa nel passato.
Nelle orecchie il rollio costante del treno di sottofondo e dalle cuffiette del walkman, la voce roca e fumatrice di una donna che canta una canzone di tanti anni prima “
Tanto sai che quassù male che ti vada avrai tutta me, se ti andrà, per una notte... sono tua...  la notte a casa mia, sono tua, sono mille volte tua... “.

E immagina la lettera che sta scrivendo ora, lasciata in mano ai messi che portavano la posta nei secoli scorsi. Guarda fuori dal finestrino e vede un uomo su un cavallo nero che si tiene un tricorno sulla testa con la mano, e legato dietro ha un sacco di corda ricolmo di buste d’amore. Di quelle che si usava riempire di profumo per ricordare all’amante di cosa sapevi. Sorride ora Sandra, pensando che quella stessa lettera che parla di quanto lui le mancherà e di quanto ha voglia che passino veloci quelle settimane attraversi in due, tre, quattro giorni le stesse vie che sta percorrendo ora lei in poche ore. Guarda fuori. Poi guarda la lettera. Sta per stracciarla quando un Bip Bip la ferma. “Mi manchi già” e Sandra sorride piangendo.

 

D.

 

31-10-06

 

Astrochip
Permalink ¦ commenti (3)¦ commenti (3)(popup)
categoria : racconto