Sandra si sistema i capelli neri arrotolandoli in una crocchia. Ci infila una matita e poi tranquilla accende il pc. Davanti a lei su un fornello una pentola manda fumo bianco e caldo. I vetri appannati in un dicembre non ancora invernale.
Controlla la posta e trova una mail di Antonio. Del suo Antonio.
Amore mio,
sono settimane che mi chiedo come iniziare questa lettera, spesso ho stracciato fogli dove ti chiamavo Sandra mia o mio cuore e poi più niente. Vuoto. Righe bianche.
Quanto sono fortunato ad averti trovato? Da sempre desideravo una ragazza dolce come te.
Ho cercato negli occhi di altre quello che ora finalmente ho trovato in te anima mia.
Potrei ritrovare mai la luce dei tuoi occhi nelle altre?
Trovare qualcuna con la tua pazienza, la tua passione, la tua allegra vivacità.
Se ho bisogno di una spalla su cui consolare le mie pene la trovo, se cerco labbra da amare le trovo, se inseguo un sorriso per dimenticare, tu sei lì. Sempre.
Ti vorrei più vicina, ma non puoi.
Ti vorrei solo per me, ma come posso chiedertelo? Io che divido il letto con una donna che non sei tu, e che non vorrei più, come posso chiederti di non cedere alla corte di altri uomini?
Non posso. Ma per favore, quando accadrà, non dirmelo. Potrei impazzire della mia gelosia insensata.
Mi chiedi (si lo so, non me lo chiedi, ma lo leggo nei tuoi occhi) di lasciare famiglia figli e lavoro, raggiungerti, amarti. Solo te. Solo noi.
Poveri ma felici vero?
Sarebbe una bella fiaba, la sogno tutte le notti.
Ma ho paura.
Ho paura che la realtà cali come una mannaia sulla nostra felicità.
Ho paura che mio figlio inizi ad odiarmi saputa la verità e di non riuscire più a guardarlo negli occhi.
Ho paura che le difficoltà incrinino il nostro amore. Ce la faremo a vivere insieme amore mio? Tra lavoro e doveri sopporteremmo le nostre fisime?
L’unica cosa di cui sono sicuro è che ti amo. E che non vorrei perderti. So che ti chiedo la pazienza che già hai per provare a vedere se qualcosa cambia. Se la paura si cancella.
Ce la farai Sandra mia dolce?
Se non ce la facessi, se tu mi dicessi addio dopo questa lettera non ti biasimerei. Ti capirei. Ma mi mancheresti, tanto. Questo concedimelo.
Con tutto l’amore che posso.
Tuo, Antonio.
C’era una volta una principessa.
Questa principessa viveva felice e contenta con suo marito, il principe azzurro, in un castello tutto dorato.
Un brutto giorno però una strega cattiva, invidiosa della bellezza dei due ragazzi, fece un orrendo incantesimo.
La strega fece in modo che il principe, da bello e biondo e con gli occhi azzurri si trasformasse giorno dopo giorno in un orco brutto e puzzolente.
Così l’orco principe con il passar del tempo guardò sempre meno la principessa curandosi solo del suo triste trasformarsi. Si rinchiuse così in una stanza umida e buia del castello, che sembrava quasi una grotta.
La principessa che non ebbe più un uomo che la stesse a guardare e a parlarle, si intristì sempre più.
Non si sentiva più amata e passava la maggior parte del tempo a ricamare sola soletta nella propria stanza.
Il re, che era il padre della principessa, si preoccupava e le chiedeva sempre “Perchè fai così? Il principe azzurro ormai si è sbiadito, lo so, ma è sempre tuo marito e sono sicuro che ti vuole bene.”Lei piangendo gli rispondeva “No, padre. Ora che è diventato un orco il principe non mi guarda più, e non parla con me. Si preoccupa solo di se stesso e di come ritrovare la propria bellezza.”
Nei giorni che passarono la vecchia strega se la rideva e una volta passò volando sulla sua scopa davanti alla finestra della principessa e le gracchiò “Visto? Ora sai come ci si sente a non sentirsi amati. Qualche volta non basta la bellezza per essere felici!”
Nel castello viveva un giullare, e il re gli ordinò di occuparsi della felicità perduta della principessa “Falla ridere! Fa il tuo mestiere giullare o ti faccio tagliare la testa dal boia!”
E quello ogni santo giorno inventò nuovi scherzi e nuove barzellette per la principessa e per farle ritrovare il sorriso.
I mesi passarono e la principessa divenne sempre meno malinconica, trascorrendo tutti i giorni col giullare. Quell’uomo che non era bello come il principe azzurro o ricco come il re inventava canzoni e poesie e commedie d’amore e favole sempre diverse per far passare sereno il tempo alla principessa.
Il giullare passato un anno, si innamorò di quello splendore di ragazza, ma non osava neanche sfiorarla o confessarsi. Era la figlia del re dopotutto, ed era sposata. Come poteva guardare un semplice giullare?
Altri mesi passarono e altre storie e poesie raccontò l’uomo alla principessa finché successe, quasi per caso, che anche la ragazza si innamorasse del giullare.
Allora, in una notte stellata, dove la luna era un disco d’argento e disperdeva mille raggi bianchi di latte oltre le finestre del castello, accadde che si baciarono.
Un attimo dopo apparve la strega che sorridendo più bonaria del solito le disse “Ora hai imparato che non contano la bellezza e la ricchezza di una persona, ma quello che alberga nel cuore di ognuno di noi. Cancellerò l’incantesimo dal principe e lo farò tornare bello e biondo come prima. Così sarai padrona di decidere tra il giullare bruttarello e sensibile e il principe ricco e bello.”
Allora la principessa andò dal re e gli disse “Padre, ora ho capito come essere felice. Sciogli i patti del mio matrimonio col principe azzurro e benedici il matrimonio tra me e il giullare. E’ lui che amo e con lui voglio essere felice.”
Il re dopo qualche borbottio acconsentì perché voleva solo la felicità della figlia. Fece come disse la principessa e diede un compenso al principe per lo scioglimento del matrimonio. Il principe azzurro andò via rimpiangendo il trono che poteva essere suo ma mano nella mano con la serva che ogni giorno andava a pulirgli la grotta nella quale aveva vissuto da orco, e della quale si era innamorato in tutti quei mesi.
La principessa e il giullare si sposarono e molti anni dopo diventarono regina e re e vissero felici e contenti. Non fu il giullare un grandissimo re, né molto coraggioso e neanche molto potente. Ma era molto simpatico a tutti e nel regno il sorriso fu per anni e anni sulla bocca di tutti.
David
4-12-06