mercoledì, 24 gennaio 2007, ore 18:14

Mantova

E’ sospesa
tra laghi e nebbia,
tra riflessi e umidi chiarori,
appare da lontano come un fantasma.
 
E’ sospesa
tra macchine contadine
e biciclette di città,
tra incroci di finti fiumi
e rotatorie d’asfalto.

E’ sospesa
tra aironi e cicogne
che dipingono il cielo,
architetture perdute
sotto i portici d’inverno.

E’ sospesa
tra l’autunno che non si vede
e l’inverno che non arriva,
in quest’attimo d’attesa
dove ho lasciato il mio cuore.

A B.

24 - 01 - 05
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categoria : poesia

venerdì, 19 gennaio 2007, ore 17:01

L`ultimo endecasillabo

Sei il rosso in mezzo al grigio della nebbia,
sei il caldo quando ho i piedi nella neve,
sei sabbia camminando tra le rocce,
e un canto nel silenzio dell’inverno.

Sei festa dopo un mese di lavoro,
sei sole in un cielo grigio e uggioso,
sei vento quando il caldo si fa arsura,
e mare dopo strade di deserto.

Sei un bacio dopo le malinconie,
sei letto dopo notti su una panca,
per te, che sei l’amore da sognare
scrivo questa poesia e ti do il cuore.

D.

A B.

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giovedì, 11 gennaio 2007, ore 20:05

Fedifrago

Senza titolo (1987?)

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sabato, 06 gennaio 2007, ore 12:42

Per concludere quest'oggi aggiungo questo, potremmo chiamarlo l'origine del mondo.
Tempera, 1995 (credo)

Quadro infinito

E molti qui si faranno una risata.

D.

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categoria : disegno

sabato, 06 gennaio 2007, ore 12:34

Un altro paio di disegnetti:

 

Riproduzione a gessetti di un quadro di Van Gogh- 1989:

Van Gogh

 

Autoritratto allucinato- 1990:

Autoritratto alla finestra

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categoria : disegno

sabato, 06 gennaio 2007, ore 12:30

Ordunque: ho trovato dei vecchi disegni a casa dei miei e ora son qui dopo averli scannerizzati a mostrarne qualcuno. Ero allucinato, su questo non c'è dubbio, da bambino e da adulto:

Una probabile visione di Dio nel 1990


Disegni001 prova1

 

Visione di Montagne nel lontano 1983 (forse)

Monti

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categoria : disegno

sabato, 06 gennaio 2007, ore 12:23

Lo scrittore, la casa, il sogno.

Una casetta nel mezzo dei colli toscani è avvolta dalla brina mattutina e da un poco di foschia. I colli più alti sono imbiancati dalla prima neve invernale e dietro di essi le nuvole si stanno colorando di viola e di giallo mentre aspettano che il sole si alzi definitivamente sopra l’orizzonte.
Nella casetta c’è una cucina illuminata da una sola lampadina. Nell’aria c’è odore di legna bruciata da qualche ora e musica. Un vecchio portatile trasmette in streaming una canzone di una decina d’anni prima: “The Reason” degli Hoobastank.
Lo scrittore è ai fornelli che fischietta quella canzone, la barba incolta e grigiastra. Pochi capelli sulla testa, quasi nessuno per la verità. Si gira e dopo aver versato del caffè d’orzo in una tazza, la poggia sul tavolo. Poi chiama “Ale! Vieni! Dai che arriva il pulmino!”
Alessandro schizza fuori dalla porta e si getta sulla sedia, sorride al padre che gli versa il latte nella tazza. “Mangia che è tardi.” e Alessandro non se lo fa ripetere due volte.
Lo scrittore prende uno zainetto e lo poggia accanto alla sedia del figlio. Lo guarda strafogarsi tranquillo mentre ascolta le notizie del giornale radio che si interrompono, per un collegamento altalenante, lasciando onde di silenzio nella cucina.

Finalmente lungo la strada di breccia si sente il suono di un clacson. Lo scrittore prende per mano il bambino e l’accompagna fuori. Gli sistema il cappotto e lo vede salire sul pulmino giallo. Saluta Alessandro e poi saluta l’autista.
Rientra in casa strofinandosi le mani. Poi tranquillo le appoggia accanto ai fornelli che ora stanno preparando una moka di caffé. Ne beve una tazza e ne riempie un’altra per portarla attraverso uno stretto corridoio in camera da letto.

Nella stanza si sente il respiro profondo di chi dorme senza sognare, senza pensieri. Lo scrittore accende l’abat-jour e sorride. Sul cuscino stropicciato si spandono i capelli lunghissimi di lei. Studia il contorno del viso come fosse la prima volta, poi si china su di essa baciandola lievemente sulle labbra. “Buongiorno…” sussurra appena.
La donna si acciglia, sospira e alla fine dopo un lungo sbadiglio apre gli occhi sorridendo. “Buongiorno…” non guarda il caffé ma subito cerca di trascinare sul letto lo scrittore che si ribella. “No no, che ieri sera Gianni mi ha telefonato. Ha detto che devo finire il libro. Devo scrivere amore…” lei non risponde ma continua ad attirarlo a sé con mille lusinghe che partono dalle sue mani. Lo scrittore alla fine spegne la luce dell’abat-jour mormorando “Vabbè, scrivo oggi pomeriggio…”

Silenzio. Nel buio i due sospiri diventano uno solo. Una sveglia suona.
Lo scribacchino, non più lo scrittore, si sveglia. Accende la luce tossendo e ripensando a quel sogno. Si morde il labbro amareggiato constatando che è solo un sogno. Mentre si alza però sorride, è un sorriso strano, è un sorriso di quelli che sperano che il sogno si avveri.

 

 

D.

P.s. Per B. che questo sogno me l`ha raccontato e per chi ama sognare.

Astrochip
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categoria : racconto