UN GELATO
Una serata a caso in una cittadina di mare qualsiasi.
In un bar la radio suona musica di sottofondo, riempiendo l’atmosfera del locale di note noiose e ripetute all’infinito. Appoggiato con i gomiti sul bancone c’è il proprietario del locale. Aria annoiata e borse vecchie di secoli sotto gli occhi. Ai pochi tavolini qualche ragazzo che brinda alla nottata che verrà, tra discoteche, alcool ed etilometri. Nottata che cercherà di nascondere il precariato, gli esami obbligati all’università e la benza che costa troppo.
In un angolo più buio del bar i ting ting dei videopoker sono attivati da un paio di cinesi. E le zanzare sorvolano la zona cercando le loro cene rosse e gratuite.
Non si accorge nessuno quando entrano i due. La televisione al plasma, quarantotto pollici, illumina di sbadigli le piante finte che sembrano quasi vere. La ragazza, biondina, slavata e quasi minorenne si avvicina ai gelati.
Uno SNAP si sente rimbombare in tutto il locale. E’ lo schioccare delle dita del compagno della ragazzina.
”Garçon!”
Il barista ribollisce a quella parola, ma in silenzio. Conta fino a dieci. Ma non basta. Arriva a venti, trae un profondo respiro e si avvicina al banco dei gelati. La ragazzina bionda lo guarda e chiede:
”Un gelato da un euro e mezzo.”
Chiede gusti a caso, come la musica di quel posto e come la gente che passa sul corso principale su cui si affaccia il bar.
Il gelataio la guarda mentre adorna il cono di colori daltonici e saporiti. Ha i pantaloncini e l’aria trascurata. Poi passa a osservare lo stronzo.
E’ li, dietro alla ragazzina, completamente andato. Traballa. Gli occhi si muovono da soli. Gli si chiudono le palpebre e la mano destra è chiusa a pugno. Le unghie sono sporche, i vestiti sono sporchi, i capelli pieni di forfora.
Un cazzo di drogato pensa il gelataio compiangendo il futuro della ragazzina. Finisce la sua piccola opera d’arte personale spruzzandola con panna zuccherosa. Da il cono alla ragazza biondina e poi guarda lo stronzo drogato.
Lo stronzo drogato poggia sul banco una piletta di monetine e sorride con la sua aria sballata.
”Mancano venti centesimi. E’ uguale no?”
”E no che non è uguale.”
Il barista guarda in modo cattivo lo stronzo drogato. Non si cura dei soldi. Non si cura della ragazzina o dei clienti che non stanno neanche a sentire quello che si dicono i due.
”Vabbè. Come facciamo allora?”
”Facciamo che adesso trovi i venti centesimi che mancano per il cono da un euro e mezzo.”
”E dove li trovo?”
”Non mi frega dove li trovi. Trovali!”
Tranquillo il barista aspetta, la biondina mangia il gelato e lo stronzo drogato si sposta ai videopoker per cercare qualche monetina in più.
Niente. Evidentemente ai cinesi non stanno simpatici gli italiani con l’aria strafatta.
Guarda ancora il barista, ma l’aria cattiva e severa lo induce a andare in strada a cercare quei venti centesimi che mancano. La ragazzina esce a guardarlo mentre mangia ancora il suo gelato che inizia a sgocciolare sulle dita.
La gente si scansa al passaggio dello stronzo drogato e traballante. Nessuna monetina. Nessun centesimo. La scenetta si ripete per un po’ finchè il barista non si stufa e esce in strada anche lui.
Minaccioso e fumante rabbia più o meno voluta gli dice a un passo da lui:
”Allora. Prenditi il gelato. Prenditi la ragazzina ma togliti dalle palle e non farti vedere più qui dentro. Non voglio vedere più la tua faccia neanche passarmi davanti al bar. Okay? Va bene?”
”Okay.”
Lo stronzo drogato, traballante e senza un centesimo se ne va tirandosi dietro la ragazzina tra la gente che ride e scherza nella cittadina a caso.
Il barista rientra. Va dietro al bancone e prende la piletta di monetine. Le conta prima di metterle nella cassa.
Sono in tutto due euro e ottanta centesimi.
D.